Coco Lafungia

 


I tratti peculiari di Coco Lafungia sono apparsi assai evidenti nei racconti pubblicati su diversi giornali e poi riuniti in volume in Lettere di Coco Lafungia e Racconti di Coco Lafungia: sono quelli di un italiota meridionale che vive ai margini della società che conta e direi delle trasformazioni sociali, rifiutandosi di mutare la sua “sostanza” di contadino che guarda i suoi simili in viso e non conosce i mezzi toni, le ambiguità, i cerebralismi.
Si può dire che Coco Lafungia rappresenti l’umanità che teme continuamente di essere raggirata da chi è più acculturato e da chi detiene le leve del potere politico ed economico, così che preti, avvocati, imprenditori sono visti come autentici nemici. Il mondo in cui si aggira Coco Lafungia è essenzialmente un mondo di umili, di paria, ma è anche il mondo della famiglia: fratelli, cognati, figli, nonni , fanno tutti parte dello stesso microcosmo, di uno stesso climax di piccoli eventi quotidiani, di gesti e parole, suoni, azioni, dialoghi in cui i personaggi minori hanno la stessa caratura socioeconomica, lo stesso approccio al reale; fanno parte insomma del “teatro” in atto di Coco Lafungia.
Ma l’elemento forte di questo personaggio è certamente il linguaggio che è l’invenzione più straordinaria di Indini: invenzione non facile, come potrebbe sembrare a qualcuno, perché invece è il portato della lunga esperienza di scrittore dell’Autore, della sua osservazione del reale, della capacità di costruzione semantica e sintattica.
L’operazione linguistica consiste nell’individuare una “voce” che è a mezzo fra la lingua italiana e il dialetto,  che è operazione sino a un certo punto fantastica, poiché gran parte dei meridionali parla in questo modo, ovvero in un italiano dialettizzato (o in un dialetto italianizzato).

 

 

© Francesco Indini 2010